Terapie per smettere di fumare. Cosa funziona veramente?

In Italia, secondo il rapporto annuale dell’Istituto Superiore di Sanità relativo al 2015, fumano circa 11 milioni di persone. Di queste, più di 6 milioni sono uomini, con una prevalenza della fascia tra i 25 e i 44 anni. Si inizia a fumare mediamente intorno ai 18 anni (ma sempre più spesso si prova molto prima!) e, chi riesce a smettere, lo fa di solito poco dopo i 40 anni.

Ma perché si inizia a fumare? Di solito perché fumano gli altri, magari amici o conoscenti, e allora si decide di provare. All’inizio è più che altro per stare insieme, per non sentirsi esclusi o diversi, e non perché il fumo provochi piacere.

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Non è mai tardi per smettere di fumare!

Non a caso fino a 25 anni la tendenza è quella di fumare un numero di sigarette inferiore alle 15 giornaliere. Poi però le cose cambiano, gli anni passano e si diventa fumatori “diversi”. Si fuma di più, spesso senza averne neanche voglia e in modo “automatico”. Ci si rende conto che, rispetto a quando si era più giovani, non è poi così facile smettere di fumare, e anche solo stare qualche ora senza la sigaretta può provocare grande disagio.

Magari, motivati da alcuni piccoli problemi fisici, si fa qualche tentativo estemporaneo e poi si ricade nel “vizio”, spinti dal nervosismo e dalla frustrazione.

La richiesta di aiuto

Spesso, quando le persone si rivolgono a Centro Antifumo o a un professionista per provare a lasciare le sigarette, alla domanda “quali terapie ha utilizzato in passato per provare a smettere?” rispondono “Tutto!”. Ma è veramente così? Non è raro che in verità sia stata provata solo la sigaretta elettronica e poco altro, magari l’agopuntura o l’ipnosi.

E allora cosa funziona veramente?

Quello che le ricerche ci dicono in modo piuttosto chiaro è che la strategia vincente consiste nella combinazione di specifici farmaci antifumo con il supporto psicologico. Nessun farmaco, anche il più efficace sul mercato, è infatti in grado di garantire lo stop fumo al 100%: è fondamentale lavorare sulla motivazione, che può subire delle fisiologiche oscillazioni durante il percorso di disassuefazione, e aiutare la persona a gestire la propria quotidianità senza le sigarette. Quest’ultimo aspetto è tutt’altro che banale quando, guardandosi allo specchio, sembra impossibile riconoscersi senza una sigaretta in mano, come se ormai questa fosse parte integrante dell’identità di chi fuma. Le sigarette, poi, scandiscono diversi momenti della giornata, sono spesso vissute come “facilitatori sociali”, e hanno un effetto apparentemente calmante e sedante se usate nelle situazioni di tensione. Trovare strategie alternative per gestire tutto questo è parte rilevante del percorso di disassuefazione con lo psicologo.

Ma i farmaci? Qui di seguito una breve rassegna:

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Esistono diversi farmaci per provare a smettere di fumare

NRT (Nicotine Replacement Therapy): è la terapia sostitutiva nicotinica. Si tratta di cerotti, gomme, caramelle, inalatori e più recentemente anche spray sublinguali che hanno l’obiettivo di abituare il corpo a stare, in modo graduale, senza nicotina. Se ben dosati hanno una buona efficacia e sono tutti farmaci da banco.

Bupropione: è un farmaco della classe degli antidepressivi che si è scoperto essere efficace per aiutare a smettere di fumare. Grazie alla sua azione, toglie la voglia di fumare e aiuta a superare le astinenze. È indicato per chi è forte fumatore.

Vareniclina: è un farmaco agonista parziale della nicotina capace di provocare un vero e proprio disgusto al fumo, insieme alla riduzione delle astinenze, tanto che tempo fa veniva indicato come il “vaccino antifumo” (che in verità non esiste). È indicato per chi ha una forte dipendenza.

Citisina: è un farmaco galenico più recente. Non esistono ancora molti studi che ne evidenzino l’efficacia, soprattutto a lungo termine, ma i primi risultati sono incoraggianti. Ha un costo notevolmente inferiore a bupropione e vareniclina.

Per quanto riguarda ipnosi, agopuntura, fitoterapia e auricoloterapia, gli studi scientifici pubblicati fino ad ora non sono sufficienti. Questo non vuol dire che siano “inutili”, o che non sia possibile smettere con questi metodi, ma che le terapie validate ad oggi sono altre.

Ma come si fa a scegliere? Solo con un’attenta valutazione da parte del clinico si può riuscire a capire quale sia la terapia farmacologica migliore, e a quel punto affiancarla al supporto psicologico.

 

Per approfondire:

Donatella Barus, Roberto Boffi (2008). Spegnila! Rizzoli

About the author: Chiara Marabelli

Psicologa e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, da più di 10 anni aiuto adolescenti e adulti a cercare o ritrovare il proprio benessere. Faccio questo lavoro perché mi appassiona moltissimo: mi interessa, in modo sincero, capire cosa fa soffrire le persone che si rivolgono a me e cosa possiamo fare insieme per cercare di stare meglio.

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