Lo sapevi che…? I 10 falsi miti sul fumo di sigaretta!

Tutti (o quasi) sappiamo che il fumo di sigaretta fa male, questo è fuori di discussione.

Il fatto è che, nonostante da almeno mezzo secolo siano stati ampiamente documentati i rischi in cui si incorre scegliendo di fumare, col tempo sono sorti una serie di “miti” che incoraggiano le persone a iniziare o a continuare a consumare sigarette.

Ad alcuni di questi, purtroppo, credono anche alcuni medici, quindi non c’è motivo per sentirsi in qualche modo impreparati o inadeguati. Ce ne sono diversi che risultano piuttosto sorprendenti, e per questo mi sono premurata di inserire diversi riferimenti bibliografici all’interno del testo. Insomma, è tutto vero (nella sua falsità!).

Ma quali sono questi “miti”? Vediamo insieme quelli che secondo me sono i più significativi:

  1. Fumare mi calma (e se smetto come farò a gestire lo stress?). Questo è il classico dei classici, e non è un caso: i disturbi d’ansia sono estremamente diffusi e provocano un grande disagio a chi li vive. Ma le sigarette aiutano ad affrontare questa sgradevole sensazione? La ricerca ci dice di no, anzi: chi non fuma o ha smesso di fumare è meno stressato di chi fuma. Chi fuma, inoltre, dorme meno ore di chi non fuma e un fumatore su tre dichiara di dormire male. E allora perché così tante persone hanno sviluppato questa credenza?
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    “Come faccio a non fumare in questa situazione?”

    Forse perché per fumare ci allontaniamo dalla situazione che ci sta stressando (ad esempio, ci accendiamo una sigaretta sul balcone), o perché la manipolazione di un oggetto ci dà illusoriamente la sensazione di padroneggiare (cioè tenere in mano!) la situazione che stiamo in qualche modo subendo. La nicotina, però, è uno stimolante, tanto che dopo l’iniziale effetto di sedazione l’adrenalina generata inizia a fare il suo effetto nel nostro corpo, facendoci sentire più agitati e…ansiosi. E quindi fumiamo per calmarci. Da non sottovalutare, poi, è il fatto che le crisi d’astinenza provocano nervosismo e agitazione, e che quasi la metà del piacere (e relax) provato fumando è in verità conseguenza dell’aver calmato l’astinenza.

  2. Poche sigarette al giorno non fanno male! È ovvio che fumare 3 sigarette al giorno sia meglio che fumare un pacchetto intero, ma è comunque un numero sufficiente per aumentare il rischio di insorgenza di problematiche cardiovascolari di varia natura, come l’infarto (Prescott et al., 2002). E, di fatto, questo tipo di patologie costituiscono la seconda causa di mortalità legata al tabacco, sia per chi fuma sia per chi è “solo” esposto ai suoi effetti. Questo avviene a causa del monossido di carbonio (sì, lo stesso che impedisce di respirare durante un incendio) che viene generato quando si accende una sigaretta, e dell’effetto di altre sostanze che arrivano a combustione.
  3. Ma io fumo le light, che sono meno dannose. Questo è forse uno dei miti meno noti e più pericolosi, perché è completamente falso: le sigarette light fanno male allo stesso modo (Federal Trade Commission, 2000). Sono le stesse multinazionali del tabacco ad aver ammesso che i termini “light” e “ultra light” si riferiscono al gusto percepito delle sigarette, e non al loro contenuto.
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    Stesso marchio di sigaretta, tanti “gusti”

    Molti fumatori che passano da una sigaretta più “forte” a una più “leggera”, per poter sentire maggiormente il sapore, attivano un meccanismo inconsapevole che si chiama compensazione, ossia aspirano di più e più a fondo la sigaretta, oppure ne aumentano il numero.
    Nonostante le indicazioni contenute sui pacchetti, le sigarette light contengono la stessa quantità di catrame, nicotina e monossido di carbonio delle “standard”, in parte anche perché le macchine che testano questi prodotti non possono riprodurre il modo in cui fuma l’essere umano. Da segnalare che la compensazione è nota alle multinazionali del tabacco circa da una quarantina d’anni, ben prima che anche la scienza “ufficiale” (che dispone di molti meno fondi) arrivasse a questa scoperta…

  4. Le terapie per smettere di fumare non funzionano. I farmaci per smettere di fumare (alcuni anche combinati fra loro), uniti al supporto psicologico, possono raddoppiare le possibilità di riuscire a smettere. Anche riprovarci dopo un primo tentativo andato a vuoto aumenta le possibilità di successo! Questo perché ogni tentativo è sempre molto istruttivo e ci permette di non incappare una seconda volta (si spera!) nello stesso errore. Un esempio per tutti: “Ne fumo soltanto una, che sarà mai?”. Certo, la frustrazione di riprovarci da capo è grande, ma almeno lo si farà con qualche consapevolezza in più, evitando magari di esporsi ad alcune situazioni “rischiose” per chi sta provando a smettere di fumare. Leggi qui quali sono le terapie che funzionano.
  5. È facile smettere, basta volerlo! Chi non smette è perché non lo desidera veramente. Alcuni fumatori riescono a smettere da soli, ma molti altri falliscono a causa della dipendenza sia psicologica (si veda la questione dell’ansia al punto 1) che fisica. Quest’ultima, data dalla presenza di nicotina, è paragonabile a quella indotta da eroina, cocaina e alcol (Stolerman IP & Jarvis MJ, 1995) anche se con una tossicità molto diversa. Insomma è difficile, tanto che chi prova a smettere senza aiuti professionali (cioè la maggior parte delle persone) ci riesce in una percentuale piuttosto bassa, circa il 7% (Fiore MC, Bailey WC, Cohen SJ, et al., 2000).
  6. Le persone sono libere di scegliere se fumare o meno. Ci piace pensare di essere completamente padroni della nostra vita, ma dobbiamo ammettere che non è sempre proprio così. Questo a causa della dipendenza, di cui al punto 5, ma anche per un altro motivo: la pubblicità. Le multinazionali del tabacco spendono cifre inimmaginabili in pubblicità, con un’attenzione particolare verso i più giovani, che di fatto costituiscono i loro clienti del futuro: più dell’80% dei fumatori, infatti, diventa tale quando è un adolescente. Del resto, si era già visto nel 1988 con l’avvento di Joe Camel in America, che fece passare il mercato giovanile di questa sigaretta dall’1% al 13% nel giro di pochi anni. Sì certo, la pubblicità delle sigarette è vietata dalla legge (in Italia dal 1962), e non vediamo più immagini con medici che le consigliano perché fanno bene alla gola o Babbo Natale che fuma tutto soddisfatto (vedere per credere!).
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    Joe Camel in una pubblicità americana di fine anni ’80. Tratto da Wikipedia

    Esiste però la pubblicità indiretta, che consente di rendere visibile il marchio attraverso le sponsorizzazioni. Non è affatto poco! Basti pensare che i ragazzini che possiedono gadget promozionali su cui c’è il logo di una marca di sigaretta (t-shirt, cappellini, ecc.) hanno una probabilità 7 volte maggiore di diventare fumatore rispetto a chi non li possiede (Sargent JD, Dalton M, Beach M, 2000). Per non parlare di film e serie tv, i cui personaggi hanno una grandissima influenza sui ragazzi (Tickle JJ, Sargent JD, Dalton MA, Beach ML, Heatherton TF., 2001).

  7. Mio nonno ha fumato fino a 90 anni e non è mai stato male. Beh è stato fortunatissimo. Mediamente, chi muore per malattie legate al fumo ha perso circa 14 anni di vita (MMWR Morb Mortal Wkly Rep. 2002). E non è soltanto questione di guadagnare del tempo, ma anche di trascorrerlo senza disabilità causate da malattie fumo-correlate. Non bisogna però scoraggiarsi perché non è mai troppo tardi per smettere: anche se si è fumato per decenni, se si riesce a dire addio alle sigarette si migliora da subito la propria salute e la propria aspettativa di vita (Doll R, Peto R, Boreham J, Sutherland I, 2004).
  8. L’industria del tabacco fa girare l’economia. Questo è un tasto su cui le multinazionali battono molto, dipingendosi come indispensabili per l’economia. In verità, i costi sanitari e sociali a lungo termine sorpassano di gran lunga i benefici.
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    Sigarette ed economia

    Oltre alle spese per le cure di chi sta male, chi non fuma è più produttivo e perde meno giorni di lavoro per problemi di salute rispetto a chi fuma (Halpern MT, Shikiar R, Rentz AM, Khan ZM., 2001).
    La Banca Mondiale, inoltre, ha concluso che se le persone non comprassero più sigarette sceglierebbero comunque di investire i propri soldi in altri beni di consumo e servizi, generando ugualmente lavoro e introiti (Jha P, Chaloupka FJ, 1999).

  9. L’esposizione al fumo di sigarette è fastidiosa, ma non è mortale. Purtroppo, invece, può causare diverse malattie e anche la morte (Janson C., 2004). Dopo soli 30 minuti di esposizione, infatti, il sistema circolatorio di un non fumatore si comporta in modo simile a quello di un fumatore, e questo già di per sé aumenta il rischio di problematiche cardiache.
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    L’apparato cardiocircolatorio è messo duramente alla prova dal fumo

    L’esposizione a fumo passivo è poi associata ad un rischio più alto del 25% di incorrere in malattie respiratorie croniche. Le probabilità di sviluppare asma negli adulti aumentano di una percentuale compresa tra il 40% e il 60%, mentre nei bambini le probabilità di avere una malattia respiratoria acuta aumentano dal 50% al 100% (Law MR, Hackshaw AK, 1996). Si raddoppia infine il rischio di morti improvvise nei neonati, la cosiddetta “morte in culla”(Anderson HR, Cook DG, 1997).

  10. Il fumo bene non fa, ma per la salute è peggio vivere in una città inquinata. Questo “mito” è fortemente imparentato col numero 9, ma credo gli vada dedicato un paragrafetto a sé in onore di tutte le volte che capita di sentir dire: “Ma tanto vivo a Milano (Roma/Torino/ecc..) che è inquinatissima, cosa può fare di peggio qualche sigaretta?”. E invece, purtroppo, secondo un recente studio dell’Istituto Nazionale dei Tumori 5 sigarette inquinano quanto una locomotiva A GASOLIO.
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    Una locomotiva inquina come 5 sigarette

    Si tratta solo dell’ultimo risultato di una serie di esperimenti che proseguono ormai da molti anni e che hanno già dimostrato quanto anche le auto siano molto meno inquinanti delle sigarette. Che cosa vuol dire tutto questo? Che sicuramente vivere in una città inquinata non fa bene alla salute, ma che è peggio fumare, e che se si abita in una grande città e contemporaneamente si fuma…non ci si fa un gran favore.

Molti dei “miti” elencati, tutti clamorosamente falsi, sono il risultato della mancata comprensione di alcuni meccanismi. Altri, però, sono stati costruiti ad arte dall’industria del tabacco in modo da indurre le persone, soprattutto i più giovani, a iniziare a fumare e continuare a farlo da grandi. E questo sì, fa decisamente arrabbiare.

E quindi che fare? Prima di tutto cercare di non nascondere la testa sotto la sabbia, essere più consapevoli, informare gli altri e, se si fuma, farsi coraggio e provare a smettere…perché è possibile!

 

Riferimenti bibliografici:

  • Anderson HR, Cook DG. Passive smoking and sudden infant death syndrome: review of the epidemiological evidence. Thorax. 1997;52: 1003–1009.
  • Annual smoking-attributable mortality, years of potential life lost, and economic costs—United States, 1995–1999. MMWR Morb Mortal Wkly Rep. 2002; 51:300–303
  • Doll R, Peto R, Boreham J, Sutherland I. Mortality in relation to smoking: 50 years’ observations on male British doctors. BMJ. 2004;328:1519–1527.
  • Fiore MC, Bailey WC, Cohen SJ, et al. Treating Tobacco Use and Dependence. Clinical Practice Guideline. Rockville Md: US Dept of Health and Human Services, Public Health Service; 2000.
  • Frieden TR, Blakeman DE. The Dirty Dozen: 12 Myths That Undermine Tobacco Control. American Journal of Public Health. 2005;95(9):1500-1505. doi:10.2105/AJPH.2005.063073.
  • FTC Consumer Alert. Up in Smoke: The Truth About Tar and Nicotine Ratings. Washington, DC: Federal Trade Commission; 2000.
  • Halpern MT, Shikiar R, Rentz AM, Khan ZM. Impact of smoking status on workplace absenteeism and productivity. Tob Control. 2001;10:233–238
  • Janson C. The effect of passive smoking on respiratory health in children and adults. Int J Tuberc Lung Dis. 2004;8:510–516.
  • Jha P, Chaloupka FJ. Curbing the Epidemic: Governments and the Economics of Tobacco Control.Washington, DC: The World Bank; 1999
  • Law MR, Hackshaw AK. Environmental tobacco smoke. Br Med Bull. 1996;52:22–34.
  • Prescott E, Scharling H, Osler M, et al. Importance of light smoking and inhalation habits on risk of myocardial infarction and all-cause mortality. A 22-year follow-up of 12 149 men and women in The Copenhagen City Heart Study. J Epidemiol Community Health. 2002;56:702–706.
  • Sargent JD, Dalton M, Beach M. Exposure to cigarette promotions and smoking uptake in adolescents: evidence of a dose-response relation. Tob Control. 2000;9:163–168
  • Stolerman IP, Jarvis MJ. The scientific case that nicotine is addictive. Psychopharmacology (Berl).1995;117:2–10.
  • Tickle JJ, Sargent JD, Dalton MA, Beach ML, Heatherton TF. Favourite movie stars, their tobacco use in contemporary movies, and its association with adolescent smoking. Tob Control. 2001;10:16–22.

 

About the author: Chiara Marabelli

Psicologa e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, da più di 10 anni aiuto adolescenti e adulti a cercare o ritrovare il proprio benessere. Faccio questo lavoro perché mi appassiona moltissimo: mi interessa, in modo sincero, capire cosa fa soffrire le persone che si rivolgono a me e cosa possiamo fare insieme per cercare di stare meglio.

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