Il 10 ottobre 2024 il Comune di Milano ha presentato il testo delle “Raccomandazioni di Milano per il benessere e la sicurezza digitale di bambini/e e pre-adolescenti”. 

Si tratta a mio avviso di un documento molto sintetico, ma ben fatto, di cui francamente si sentiva il bisogno, il quale illustra linee guida per bambini e adolescenti sull’uso dei dispositivi digitali. Recentemente sono state infatti introdotte alcune norme volte a tutelare i minori on line, ma queste servono a poco se il mondo adulto non si occupa (oppure lo fa solo parzialmente) di vigilare sull’uso che i minori fanno del digitale.

Molte famiglie, inoltre, si affidano unicamente alla propria percezione o alla propria esperienza nell’educare i ragazzi al digitale, sottovalutando forse tante problematiche di cui non sono a conoscenza. In questo campo, però, il semplice buon senso può risultare inadeguato perché lo smartphone non è solo uno strumento (di cui si può fare un uso più o meno buono), ma un vero e proprio ambiente all’interno del quale si possono realizzare numerose esperienze.

Queste indicazioni e i suggerimenti per le famiglie e gli educatori sono basate sulle più recenti ricerche scientifiche sul tema, tengono conto di come funziona e si sviluppa la mente dei ragazzi, e hanno come scopo quello di favorire il benessere e la sicurezza dei più giovani nel contesto digitale.

Benessere che è oggi messo a rischio, come molte società scientifiche segnalano ormai da tempo con grande allarme.

IL PERCORSO PER LA PUBBLICAZIONE

sicurezza

La pubblicazione delle “raccomandazioni” arriva circa un mese dopo l’appello che Alberto Pellai (psicoterapeuta) e Daniele Novara (pedagogista) avevano fatto al governo per chiedere il divieto dell’utilizzo degli smartphone personale al di sotto dei 14 anni e dell’apertura di un profilo social prima del 16 anni. La petizione da loro promossa era stata firmata anche da intellettuali e personalità del mondo dello spettacolo.

Il lavoro per la stesura delle “raccomandazioni” è partito nel 2022, con una fase di indagine esplorativa, seguita da una ricerca e da una serie di dibattiti pubblici, per arrivare poi alla redazione finale del documento a cui ha contribuito un gruppo di esperti selezionati. Oltre al Comune di Milano, l’iniziativa ha infatti visto il coinvolgimento, tra gli altri, di ATS Milano Città Metropolitana, Ufficio Scolastico Territoriale di Milano, Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche (SICuPP), Università degli Studi di Milano Bicocca.

Tutti i materiali del progetto sono disponibili sulla piattaforma PartecipaMi, che ha fatto da punto di riferimento nel corso del progetto (https://www.partecipami.it/infodiscs/index/66).

IL TESTO DELLE RACCOMANDAZIONI DI MILANO

raccomandazioni

Le raccomandazioni sono in tutto 8, le riassumo e le commento di seguito (qui potete scaricare il report completo):

  1. Consapevolezza degli adulti

È alla base di tutto: gli adulti dovrebbero rendersi consapevoli dei rischi di un uso non equilibrato del digitale da parte dei più piccoli, oltre a conoscere i meccanismi attraverso i quali numerosi siti cercano di massimizzare la permanenza degli utenti sulle loro piattaforme (e di come la mente dei più giovani sia molto vulnerabilke a queste dinamiche). È chiaro che non tutti gli adulti sono così competenti: la preparazione sui temi della digitalizzazione, quindi, può e deve essere implementata con delle formazioni specifiche in modo che l’ambiente on line sia sicuro per i bambini. Spesso, infatti, gli adulti sono carenti a livello di conoscenze in quest’ambito, e loro stessi talvolta non sono in grado di fornire un buon esempio per i più piccoli (pensiamo all’abuso che si fa dello smartphone, onnipresente nelle nostre giornate). Insomma, capire come funziona il mondo digitale può essere anche un modo per rivedere il proprio rapporto con l’uso dello schermo.

  1. Autonomia digitale crescente e fase specifica

La navigazione va accompagnata e supervisionata dagli adulti sia durante l’infanzia che la preadolescenza: si tratta di fasi della vita in cui ancora non si è in grado di proteggersi adeguatamente dai rischi della rete. Ci si dovrebbe poi dedicare a contenuti che non prevedano solo la mera fruizione o l’acquisto di beni, ma che incentivino la socializzazione e la creatività, magari in ambienti pensati per l’educazione. L’utilizzo di filtri e limitazioni al tempo speso on line è fortemente raccomandato.

  1. Osservanza delle indicazioni delle fonti istituzionali già esistenti

Le società pediatriche hanno già fornito importanti indicazioni relative alla gestione del tempo-schermo e a come favorire lo sviluppo psico-motorio, così come già esistono classificazioni chiare per la fruizione di alcuni contenuti (come le PEGI per i videogiochi). La legge, inoltre, si è già espressa nel mettere alcuni confini all’uso del digitale, ad esempio vietando ai minori di 14 l’uso autonomo di piattaforme che chiedono il consenso all’utilizzo dei dati personali, come i social media.

mediaSe dei limiti sono già stati stabiliti è quindi buona norma rispettarli, perché sono stati imposti per validi motivi.

  1. Smartphone e altri dispositivi personali connessi

Qui si affronta un punto che per molte famiglie sarà dolente, ma credo sia bene registrarlo e farlo proprio il prima possibile, e cioè che “il possesso di uno smartphone personale con connessione libera a Internet è fortemente sconsigliato sia nel periodo della scuola primaria che in quello della secondaria di I grado”.

Questo punto, di fondamentale importanza, è stato scritto sulla base delle ricerche scientifiche più recenti, che bene hanno messo in evidenza quanto sia dannoso l’utilizzo del cellulare (ovviamente quello connesso alla rete, con tutto ciò che ne consegue) alle elementari alle medie, età in cui il corretto sviluppo neurologico dei ragazzi rischia di essere danneggiato dall’uso di questi dispositivi. Le possibili conseguenze negative riguardano, tra le altre cose, la salute mentale, le competenze relazionali e il rendimento scolastico.

Ciò che si vorrebbe evitare con questa indicazione non è l’accesso in generale alla rete, ad esempio sul pc di casa sotto la supervisione di un adulto, quanto piuttosto l’esposizione a contenuti non idonei e costantemente stimolanti, che frequentemente oggi danno origine a delle vere e proprie dipendenze.

La reperibilità dei ragazzi, che per alcuni è molto importante, può essere realizzata attraverso dispositivi che non abbiano questo accesso incondizionato alla rete.

  1. Il mondo fisico è irrinunciabile

Le relazioni in presenza vanno sempre privilegiate, così come è opportuno bilanciare il tempo trascorso in attività sedentarie (quale è quello passato davanti agli schermi) con quello investito invece in attività motorie. Un eccessivo sbilanciamento verso le prime, infatti, può sfociare in diverse problematiche: problemi del sonno, sovrappeso, salute visiva, uditiva e posturale. Attenzione anche agli effetti negativi su apprendimento, linguaggio e benessere mentale, nonché al rischio di dipendenza dei giochi on line.

In generale, in adolescenza il rischio di diventare dipendenti da sostanze o da comportamenti è più elevato rispetto ad altre età della vita.

A breve scriverò un articolo dedicato solo a questo tema.

  1. Sviluppare competenze digitali

È opportuno che i più giovani sviluppino competenze digitali, così come già indicato dall’Unione Europea. La cosa importante è che questo avvenga in modo attivo (quindi, come già si diceva prima, no alla sola fruizione passiva di contenuti), controllato e supervisionato. Questo deve essere fatto in maniera progressivamente crescente con l’età, e la Scuola in questo processo dovrebbe avere un ruolo chiave.

Grande attenzione andrebbe data a dare una vera e propria educazione al digitale, rendendo quanto più consapevoli i ragazzi delle dinamiche di mercato che dominano internet e di come ad esempio i media rappresentino la sessualità e l’affettività, ossia spesso in modo distorto. Anche i temi relativi ai tempi di utilizzo degli schermi e al loro corretto utilizzo per preservare la postura e la vista sono molto importanti.

  1. Compiti a casa su internet

Qui le scuole vengono richiamate in prima linea, perché chi ha stilato le raccomandazioni ritiene (a ragione) che non sia pensabile che gli studenti siano sempre connessi, e non è giusto chiedere loro di esserlo. Di conseguenza, ha poco senso che si carichino compiti e annunci solo on line e non in orario scolastico, oppure che si assegnino compiti che possono essere svolti solo usando la rete. I ragazzi hanno diritto alla disconnessione. L’utilizzo poi di piattaforme pensate per il mondo scuola è altamente auspicabile, ormai ce ne sono diverse disponibili.

  1. Collaborazione tra mondo educativo, sanitario e sociale

Affinché si costruisca un buon rapporto tra i ragazzi e il mondo digitale è importante che educatori, sanitari e  associazioni che si occupano a vario titolo di giovani facciano arrivare a loro messaggi coerenti su questo tema, con l’obiettivo di tutelarli e di essere compatti nei confronti di un vero e proprio problema di salute pubblica.

E voi cosa ne pensate? Sono regole troppo restrittive oppure adeguate?

Contattami per avere una consulenza su questo tema.