Si è appena concluso un anno molto pesante e complicato, funestato dalla pandemia di Covid-19. Ed è inutile nasconderlo, ci aspettano ancora mesi di grande fatica prima che le nostre vite possano ritornare a scorrere più normalmente. Abbiamo buone prospettive (la stagione che cambierà, i vaccini che iniziano ad essere somministrati alla popolazione) ma c’è ancora del cammino da fare prima di arrivarci.

Sappiamo, inoltre, che le conseguenze di ciò che stiamo vivendo e abbiamo vissuto non sono ancora calcolabili con precisione. Conseguenze economiche, sociali, psicologiche, pensiamo ai nostri ragazzi costretti alla DAD.

Per tutti questi motivi, nell’ultimo periodo ho spesso ripensato a un’immagine che avevo scelto per la home page della vecchia versione del mio sito, e che ho fortemente riconfermato per questa nuova versione quando ho scelto di ripensarlo: quella di una foglia di Ginkgo Biloba, con la sua forma unica, che si staglia su uno sfondo scuro.

Il Ginkgo e la sua forza

Perché proprio questa pianta apparentemente così comune e semplice? La incontriamo spesso anche in città, senza sapere la storia speciale che racchiude.

Si tratta di una specie che esiste sul nostro pianeta da milioni di anni, e già questo può far intuire che possieda caratteristiche straordinarie, che l’hanno resa capace di resistere e adattarsi ai moltissimi e diversi cambiamenti che la Terra ha vissuto.

Nella storia moderna, però, è nota agli appassionati per un altro motivo, che mi sta molto a cuore: questa pianta straordinaria è riuscita a resistere al bombardamento nucleare di Hiroshima.

Nessuno degli scienziati dell’epoca se lo aspettava, anzi si stimava che nulla sarebbe germogliato nell’area dell’esplosione per almeno 75 anni. E invece, la primavera successiva, i Ginkgo Biloba salvatisi dalla bomba H hanno ricominciato a germogliare.

Per la precisione, ne sono sopravvissuti 6 esemplari, che all’epoca si trovavano a solo 1 km dall’epicentro dell’esplosione. Sono tutt’ora viventi ed esposti nel giardino Shukkei-en, in Giappone. Incredibile vero?

Il Ginkgo e la resilienza

Si capisce quindi bene perché il Ginkgo sia considerato oggi un simbolo di rinascita, ma anche di resilienza. Quest’ultima parola è stata a lungo nominata nell’ultimo periodo (confesso: fino alla nausea), talvolta travisandone il significato reale. Non è infatti semplicemente sinonimo di resistenza, è molto più di questo: in psicologia, indica la capacità di una persona di far fronte ad un evento avverso riadattandosi e ripartendo a costruire la propria vita in seguito a una difficoltà. Non vuol dire quindi non soffrire e non patire, ma avere la capacità di rialzarsi dopo aver accusato un duro colpo; anzi, senza la percezione della propria sofferenza e della propria difficoltà, come potremmo avere gli elementi e la motivazione per trovare la forza di cercare un nuovo assetto?

Non è quindi una capacità da super uomini, che va dietro al mito della modernità da social network che ci vorrebbe sempre felici e in grado di affrontare tutto senza fare una piega. È una qualità che ci appartiene e che possiamo anche imparare a sviluppare quando si mostra carente.

E noi?

E quindi, iniziamo questo 2021 portando avanti i nostri progetti, le nostre idee, i nostri sogni, adattandoli però a quello che stiamo vivendo. Quando la pandemia sarà finita non saremo certamente quelli di prima, ma il modo in cui cambieremo dipende anche dalla nostra volontà e dal nostro impegno nell’affrontare le cose. Senza aver paura di chiedere aiuto se ci sentiamo in difficoltà.